9 PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE ( Per Informazioni e Iscrizioni scrivere all’indirizzo www.absinto.ass@gmail.com)

SEMINARIO ESPERIENZIALE INTENSIVO

L’ENNEAGRAMMA
Il sistema dell‘Enneagramma è uno degli strumenti che lavora sulle personalità in maniera concreta e pragmatica occupandosi della normalità e dei comportamenti efficienti invece di attribuire falsi connotati patologici al carattere.
Il metodo utilizzato nel Seminario sarà quello di Claudio Naranjo, Medico, Psichiatra e Psicoterapeuta di origine Cilena che si occupa di antropologia della personalità da più di quarant’anni. E’ uno dei primi ad aver portato la Psicologia degli Enneatipi nel mondo come strumento di Autoconoscenza.
Oggi, l‘Enneagramma viene utilizzato da molte scuole diverse in modo manipolativo e grossolano, nel mondo del marketing e in quello aziendale come strumento di conoscenza per dominare gli altri creando molta disinformazione.
Claudio Naranjo, attraverso la sua Scuola SAT (Seek After The Truth),da anni ormai sta portando l‘Enneagramma nel mondo dell’educazione e della scuola, come qualcosa da utilizzare per vivere meglio, per essere liberi.
Liberi da che cosa? Liberi dalla propria personalità, dalle proprie fissazioni comportamentali, dalle convinzioni e dalle credenze dei vari ‘Saperi ‘che dominano la società.
IL CARATTERE E GLI ENNEATIPI
Il Carattere o Personalità è l’EGO di ognuno di noi, è una DESVIAZIONE DELL’ENERGIA VITALE che ci porta a perdere la centratura inseguendo la nostra immagine riflessa che ci impedisce di realizzare un progetto di vita coerente con il nostro sentire.
La personalità è sostenuta da una fissazione cognitiva che ci allontana da ciò che è essenziale per ognuno di noi, dai nostri desideri autentici e dai nostri progetti

Il carattere quindi lo potremmo considerare come una identità con se stessi, una sorta di immagine con la quale ci identifichiamo che si costruisce attraverso le proprie vicissitudini autobiografiche e si conclude con l’assunzione di una certa posizione di aspettativa su noi stessi, sugli altri e sulle cose.
Se da un lato il nostro carattere ci sostiene e ci dà sicurezza nella nostra vita quotidiana, dall’altro costituisce una sorte di prigione che ci limita nella vita, nella realizzazione personale e nello stesso tempo costituisce un’aspettativa che ci impedisce di cogliere le molte differenze e le infinite esperienze di cui gli altri sono portatori. Il carattere fa sì che concepiamo come errate le posizioni e le esperienze altrui e ci spinge ad omologare l’altro alle nostre pretese.
Riconoscere la propria struttura caratteriale aiuta, di conseguenza, a trovare modi personali e creativi di scongelare le proprie fissità interpretative e di accogliere l’esperienza della propria condizione da parte dell’altro.
Lavorare su se stessi quindi è trovare soluzione soggettive per modificare ciò che dentro di noi ci impedisce di realizzarci.
Secondo Claudio Naranjo portatore di un sapere antico, il carattere si struttura secondo un determinato numero di modalità di base che si traducono nel relativo predominio dell’uno o dell’altro aspetto di una struttura mentale comune a tutti.

Queste numero di modalità di base si riconoscono nella funzione:
-Pensiero
-Azione
-Sentimento
Possiamo immaginare queste funzioni come i lati di un triangolo, che tutti possediamo. Tutti abbiamo una personalità con facce, lati e vertici identici, ma ORIENTATI NELLO SPAZIO IN MANIERA DIVERSA. Questo diverso orientamento fa sì che un aspetto, una funzione venga in primo piano lasciando le altre sullo sfondo.
Secondo quest’ottica si generano, attraverso i vissuti autobiografici di ognuno, 9 caratteri fondamentali chiamati anche Enneatipi.

Negli Enneatipi 1-8-9 la funzione azione è dominante e sta in primo piano
Negli Enneatipi 2-3-4 la funzione emozione-sentimento domina e si pone in primo piano
Negli Enneatipi 5-6-7 è la funzione pensiero a fungere da padrona.

Ogni Enneatipo è caratterizzato da una fissazione cognitiva che rappresenta il sostegno di una passione dominante, di quello che viene spesso chiamato vizio
È proprio su questo nucleo cognitivo che si costruisce la personalità di ognuno di noi. È questa la parte più difficile da modificare, ed è questa che sostiene la passione principale di ogni Enneatipo.
La fissazione cognitiva è un modo di guardare e vivere la realtà attraverso un equivoco di fondo, attraverso una supposizione che è data per scontata. La fissazione non è un valore aggiunto nella vita ma è vissuta come qualcosa che “se non ho non posso andare avanti nella vita”. Spesso questa fissazione non è consapevole. È una convinzione della quale si ha bisogno, il problema è che avere dei bisogni limita la libertà personale.
In molti hanno cercato di definire la passione, il vizio, la fissazione cognitiva con un unico termine. In primis lo ha fatto John Lilly (collaboratore di Claudio Naranjo) che ha creato queste mappe
In questo corso vedremo come sia riduttivo nominare quelle che vengono definite passioni , vizi o fissazioni e trovare loro un senso se non le portiamo dentro un contesto, se non ci aggiungiamo un commentario che dia loro corpo. Vedremo come non ci sia un valore assoluto nella parola se non viene contestualizzata e come, solo dentro il proprio contesto, dentro la propria esperienza la parola trova “casa” .
Riconoscersi nel proprio Enneatipo può avvenire solo attraverso un lavoro di Autoconoscenza sostenuto da terapeuti relazionali esperti che aiutino ogni individuo a rimanere fuori da ogni processo di definizione aprioristica e di incasellamento diagnostico.

I SOTTOTIPI

Durante il seminario vedremo inoltre che per ogni carattere esistono tre varianti determinate da tre istinti che si delineano prima della costruzione dell‘Enneatipo e che rappresentano le preoccupazioni dominanti sopra le quali si costruisce il carattere di ogni essere umano
L’istinto sessuale: la preoccupazione principale è il rapporto di coppia
L’istinto sociale: la preoccupazione principale è la società e il potere sociale
L’istinto conservativo: la preoccupazione principale è la propria sopravvivenza
La presenza degli istinti cambia la coloritura di ogni Enneatipo tanto da creare 27 caratteri (9×3)
La preoccupazione principale la potremmo descrivere come ciò su cui maggiormente riversiamo la nostra attenzione come se fossimo un contadino che, nell’atto di mungere una giumenta, si accorge che il seggiolino ha una delle 3 gambe spezzata. E’ scontato che tutta la sua attenzione si rivolga totalmente alla gamba rotta nella costante preoccupazione di non cadere e di poter continuare a svolgere il proprio lavoro.

OBIETTIVO DEL SEMINARIO ESPERIENZIALE

L’intento del seminario è quella di imparare ad utilizzare l’Enneagramma come un pescatore usa una canna da pesca, attraverso quindi un percorso esperienziale volto alla conoscenza dei 27 personaggi che animano la commedia umana
Il tutto verrà sperimentato attraverso il lavoro in gruppo e in sottogruppi lontano da congetture e da sterili accademizzazioni.
L’obiettivo è quello di imparare a conoscere la meccanicità con la quale ognuno di noi risponde agli eventi della vita, con la quale ognuno di noi si muove nell’ambito della relazione, scoprire cosa evitiamo e da cosa invece siamo attratti.
Il fine è quello di tornare dal viaggio ognuno a casa propria con uno sguardo nuovo su noi stessi, sull’altro e sul mondo.
Tornare a casa è come scoprire la propria essenza dove per essenza non si intende qualcosa di etereo ma si intende il proprio Mondo Interiore, il proprio Essere, dove anche la parola ‘Essere’ sembra inappropriata. Sarebbe più vicino alla verità parlare di fare esperienza dell’Essere.
L’intento non è quello di distruggere la personalità ma di riconoscerla, di riconoscere il proprio Ego e di imparare a utilizzarlo per il nostro appagamento, invece di farci usare da “lui”
La personalità non rende liberi in quanto si accartoccia attorno a noi in strati fatti di opinioni altrui, di convinzioni, di condizionamenti collettivi, culturali, di aspettative alle quali sottostare, di richieste e pretese da rispettare
Potremmo quindi definire metaforicamente l’essere umano in questi termini:

Il corpo (azione) potrebbe essere rappresentato come una carrozza, il cavallo che la trasporta come le emozioni, il cocchiere, che sta comodamente seduto sulla cassetta, come l’intelletto che guida l’intero sistema, che sa dove andare e che se trova un ostacolo può decidere di imboccare una strada alternativa. A causa del dominio della Personalità e del modo in cui si è strutturata, carrozza, cavallo e cocchiere non comunicano bene tra loro; c’è sempre uno che domina sull’altro, uno che prende la scena tutta per sé.
Basterebbe una comunicazione tra queste tre parti per vivere in equilibrio, ma c’è qualcosa di più:
Non c’è mai il PASSEGGERO nella carrozza,
manca il passeggero per il quale la carrozza è stata costruita

Il corpo è una carrozza, ma sembra una di quelle auto a noleggio che ben che vada carica tanti passeggeri diversi, come se caricasse un’idea, una corrente mondana, una paura collettiva, una credenza, una o più convinzioni e tanti condizionamenti che vengono dall’ambiente di nascita, dalla cultura in cui viviamo, dalle persone che frequentiamo, dal posto di lavoro, dalle nostre relazioni.
Il passeggero che dovrebbe essere il nostro Mondo Interiore, il nostro Essere non lo facciamo salire perché non lo troviamo e, come cavalieri eternamente erranti rincorriamo una forma idealizzata di noi, cerchiamo sempre qualcosa di più grande di ciò che siamo e ci inganniamo eternamente portandoci a casa dosi più o meno grandi di frustrazione.

Nella vita capita che, la carrozza si inceppi, che il cocchiere si spaventi e il cavallo si imbizzarrisca.
Spesso il 118 porta tutto il pacco in Pronto Soccorso, un luogo dove non c’è cura per il Passeggero:
Il Passeggero è ancora invisibile a se stesso e agli altri.

C’è uno psichiatra per il cocchiere ma non è il cocchiere a stare male.
C’è un Medico per la carrozza ma non trova nulla.
Il cavallo imbizzarrito d’altra parte, spesso non ha parole per esprimersi e comunque non viene considerato.
Il Passeggero che urla muto il suo dolore esistenziale è solo.

Del Passeggero è il Passeggero stesso che ha la responsabilità di averne cura, in primis scoprendo di esistere.

Il bambino, non ancora strutturato dentro un personalità definita, di fronte alla carrozza, istintivamente, dopo aver dato un’occhiata al cavallo e al cocchiere va a guardare chi si nasconde dietro la tendina, cerca il Passeggero, cerca L’Autore e si dimentica dei Personaggi.

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